2013 - Articolo per Liberazione

 

 

Nelle trasmissioni televisive e sui quotidiani molto di è detto e scritto sulle pensioni: mezze verità e tante falsità, vistose le omissioni.

Per giustificare il prelievo sugli assegni pensionistici e l’aumento dell’età per il diritto alla pensione sono state resuscitate le baby-pensioni; si è insistito fino alla nausea sul peso eccessivo delle pensioni sulla spesa pubblica e sulla maggiore incidenza della “spesa pensionistica” sul Pil rispetto agli altri paesi europei. Si è sostenuto che il sistema pensionistico sarebbe iniquo in quanto privilegia i lavoratori occupati stabilmente e gli attuali pensionati dato che i giovani non potranno sperare in pensioni dignitose in quanto non trovano lavoro o restano precari a vita.

Le baby-pensioni furono inventate dal fascismo e nel dopoguerra furono difese dalla democrazia cristiana e dalla Cisl che consideravano gli statali ed il pubblico impiego un loro feudo. Dal 1983 non sono state più convenienti in quanto dal calcolo venne esclusa l’indennità integrativa, dal 1992 sono state abolite.

Attualmente vengono percepite da 600.000 persone molto anziane.

Sostenere che le pensioni sono “spesa pubblica” è un imbroglio. I contributi, che sono una quota di salario, versati agli istituti previdenziali, risultano più che sufficienti a pagare gli assegni pensionistici. Invece è lo Stato che confisca i cospicui avanzi annuali del bilancio dell’Inps, unitamente a 27 miliardi di ritenute fiscali sulle pensioni, cosa che non avviene negli altri paesi europei.

Il nucleo di valutazione della spesa previdenziale che opera presso il Ministero del lavoro dichiara, conti alla mano, che il nostro sistema pensionistico non presenta squilibri finanziari, né per oggi, né per domani, sulla base di proiezioni fino al 2060. Aggiungiamo, per memoria, che con gli avanzi del fondo lavoratori dipendenti privati e di quello dei parasubordinati (i precari) viene ripianato il deficit di circa 12 miliardi l’anno dei fondi dei commercianti, artigiani, coltivatori, dirigenti di azienda, clero.

Altro imbroglio è rappresentato dalla presunta maggiore “spesa” pensionistica italiana rispetto a quella degli altri paesi europei.

Si deve sapere che in Italia il Tfr considerato spesa pensionistica unitamente a numerose prestazioni assistenziali e che non si tiene conto delle ritenute fiscali assenti negli altri paesi europei. Lo scandaloso 13% del Pil diventa un modesto 8%, il più basso in Europa come lo è anche la spesa sociale complessiva.

Sostenere poi come fanno la Fornero e la Marcegaglia che il sistema pensionistico penalizza i giovani è un’assurdità che offende il buon senso. Cercare di mettere i figli contro i padri, i giovani contro gli anziani è spregevole ed immorale. Non è il sistema pensionistico troppo generoso coi padri a negare ai giovani un futuro pensionistico dignitoso, ma sono la mancanza di lavoro, il lavoro precario, i bassi salari e l’evasione contributiva.

Costringere le persone a lavorare fino a 70 anni significa rendere più difficile ai giovani trovare un’occupazione. Diminuire gli assegni pensionistici impoverisce la famiglia e gli stessi giovani che sono costretti a rimanere in famiglia almeno fino a 30/35 anni.

La verità è che l’attuale governo, voluto e protetto da re Giorgio, agisce per conto della finanza e delle imprese che non si accontentano di far cassa sulle pensioni, ma vogliono distruggere la solidarietà e la natura pubblica del sistema.

 

Data documento: 
Domenica, 3 Febbraio 2013