2007 Articolo di "La Repubblica"

Duecentomila pensionati in piazza e a Roma interviene la polizia

ROMA - Tornano le "pantere grigie". In 200 mila pensionati hanno sfilato ieri in 100 piazze d' Italia per chiedere un aumento del potere d' acquisto dei loro assegni mensili eroso negli ultimi anni dall' effetto-euro e dall' indicizzazione alla sola dinamica dei prezzi e non più anche a quella delle retribuzioni. Una protesta giustificata dai dati dell' Istat: un pensionato su quattro percepisce meno di 500 euro al mese mentre il 31 per cento ha una pensione compresa tra i 500 e i 1.000 euro, il 23 per cento sta tra i 1.000 e i 1.500, e il restante 22 per cento supera i 1.500 euro al mese. A Roma ci sono stati anche momenti di tensione quando le forze dell' ordine hanno impedito ad una parte dei manifestanti di raggiungere Palazzo Chigi dalla vicina piazza Santi Apostoli. Ai pensionati è stato chiesto, mentre il sit-in era ancora in corso, di sgombrare rapidamente e poi di togliersi i cappellini, di riporre le bandiere e di chiudere gli ombrelli con i loghi sindacali. Una reazione eccessiva. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha parlato di «un atteggiamento inqualificabile» da parte delle forze dell' ordine. «Mentre - ha aggiunto - vengono tollerati gli ultras negli stadi ed i black bloc». È partita la protesta nei confronti del ministro degli Interni, Giuliano Amato, e della questura della Capitale. Con la quale, in serata, i sindacati hanno avuto un' ultima telefonata che ha portato al chiarimento definitivo. Il tutto è stato derubricato, da entrambe le parti, ad un «eccesso di zelo», senza che si sia registrato alcun atto di violenza nei confronti dei manifestanti. L' episodio, tuttavia, ha fatto riscoprire a entrambi gli schieramenti della politica la "questione anziani". Da tutti è arrivata la solidarietà ai manifestanti romani. E il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una lettera ai sindacati, ha sottolineato come sia «doveroso riconoscere e valorizzare questa grande risorsa del paese». Il banco di prova - almeno per il governo e la sua maggioranza - sarà rappresentato dalla distribuzione dell' extragettito. Dei 2,5 miliardi destinati alla spesa sociale non meno di 6-700 milioni serviranno per incrementare le pensioni basse da lavoro, cioè quelle definite in base ai contributi versati. «Il governo - ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, - è consapevole di dovere rispondere ai più acuti bisogni sociali». E per il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, dalle piazze è arrivata «una richiesta che va ascoltata: il problema della rivalutazione delle pensioni in essere, a partire da quelle più basse, è una delle priorità del governo». Le pensioni, insieme alla tutela dei redditi più bassi, si impongono così come i temi centrali per l' appuntamento di venerdì a Palazzo Chigi. Le prossime due settimane saranno decisive. «Dalle piazze - ha detto ieri il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani- arriva un segnale esplicito che il sindacato manda al governo perché orienti il confronto in questa direzione». E mentre il commissario europeo agli Affari economici e monetari Joaquin Almunia, avverte il rischio che la spesa previdenziale possa aumentare la sua crescita nei paesi del vecchio continente fino al 4 per cento del Pil entro il 2050, la sinistra radicale torna a chiedere l' abolizione tout court del cosiddetto scalone (l' età per la pensione di anzianità da 57 anni a 60 dal prossimo anno) e a respingere ogni ipotesi di aggiornamento dei coefficienti di trasformazione. La tesi di Rifondazione comunista, in particolare, è che le previsioni dell' Inps per il 2007 di un avanzo di oltre tre miliardi, chiuderebbero ogni discorso sull' emergenza-previdenza.

ROBERTO MANIA 13 giugno 2007

 

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Mercoledì, 13 Giugno 2007