1975 - Comizio

25 aprile – ”No al fascismo”

30 anni fa finiva il buio periodo fascista. Per l’Italia si aprivano prospettive di progresso, di Democrazia, di libertà.

La Costituzione afferma nel suo primo articolo “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, la funzione, il ruolo nuovo nella società di chi lavora, ma anche i diritti del lavoratore.

In questi anni i lavoratori hanno però dovuto lottare aspramente ed anche morire per poter progredire e salvare la Democrazia. Tenacemente i padroni ed i governi si sono opposti alle riforme e ai mutamenti profondi della società. Non hanno voluto estirpare le radici e le cause che permettono oggi il rigurgito fascista, fatto di stragi, di bombe, di violenza. Dopo il 1969 una trama eversiva con legami internazionali si è sviluppata per colpire le istituzioni. Ad essa lo Stato non ha fatto fronte ed ancor oggi i mandanti, i finanziatori, i responsabili di stragi orrende sono liberi e decisi a colpire ancora. E’ una trama fascista ben precisa – altro che semplice violenza rossa o nera come dice Sartori! – che il movimento operaio, in prima persona, deve fronteggiare. I braccianti, i figli poveri della nazione insieme, sempre di più ai contadini (il settarismo proletario degli anni ’20 costò caro) anche nei centri più sperduti tengono già alta la bandiera della classe operaia e con essa quella della libertà.

Il passato insegna che gli agrari sono non solo conservatori, retrogradi, ma nella sostanza fascisti. E’ il ricordo delle leghe, delle cooperative, delle Camere del Lavoro bruciate, dei capilega uccisi, delle violenze, delle bande armate protette dallo Stato che lo conferma e tutti, ora, lo riconoscono. Il fascismo fu alimentato e pagato dagli agrari che scatenarono la violenza contro il forte proletariato padano.

E’ l’assalto del novembre del ’20, organizzato dagli agrari che ci ricorda l’odio, dell’agraria nella democrazia di base.

A Bologna, al palazzo municipale, simbolo di diverso e non centralizzato, il fascismo giunto al potere, pagò il debito agli agrari vietando lo sciopero e abbassando i salari, facendo le bonifiche per conto di agrari e di società private, costituendo consorzi agrari e di bonifica in cui si vota sulla base della terra posseduta. Quindi strumenti di potere e controllo sull’agricoltura. Contemporaneamente il latifondo, la mezzadria non furono toccati; la battaglia del grano che precedette la guerra, mentre rimpinguò la rendita degli agrari, aumentavano le masse di braccianti affamati e senza diritti.

Dire che Diana (presidente Confagricoltura dal '69 al '77) sogna gli anni del fascismo forse non è esatto ma la Confagricoltura, oggi, mentre l’Italia attraversa una crisi economica, morale e politica grave, si assume il ruolo di punta d’attacco al movimento operaio ed anche alle istituzioni. Non è solo il rigido comportamento nella vertenza per la contingenza o l’irrigidimento nel rinnovo dei contratti provinciali o l’abbandono della terra o la ricerca di produzioni di rapina – fatti certamente gravi – ma è l’attacco alle Regioni colpevoli di condizionare l’uso del denaro pubblico, di voler recuperare la terra della produzione, di scegliere i contadini e l’associazionismo nel tentativo di superare la crisi dell’agricoltura che rimarca il carattere reazionario della CONFAGRICOLTURA.

Il governo – dice Diana – e il Parlamento preferiscono cedere all’invadenza delle Regioni e chiamano a raccolta l’agrario perché si impegni in questa campagna elettorale a favore dei candidati che diano sicure garanzie sul piano ideologico. Vogliamo ricordare che nemici della Democrazia dei sindacati, delle Regioni, come in passato per le municipalità, sono stati e sono i fascisti.

Il nostro impegno antifascista allora, per eliminare le cause che danno spazio al fascismo, si deve concretamente tradurre in una lotta decisa per il rinnovamento e la trasformazione dell’agricoltura, per mettere a coltura le terre, irrigare le campagne, impedire il taglieggiamento dei contadini da parte di agrari e monopoli, strappare contratti moderni: occorre scardinare il sistema di potere economico e clientelare tanto esteso nelle campagne meridionali e venete e costruire un divrso tessuto democratico di base, accrescendo la partecipazione dei lavoratori, eleggendo direttamente i rappresentanti nelle aziende nel collocamento, dando vita alle cooperative, ai consigli dio zona, gestendo tutte le conquiste.

Occorre dare ai lavoratori, ai contadini, certezze dei loro diritti. Far si che la giustizia sia eguale per tutti. Che al Sud, per esempio, si paghino salari contrattuali, si smetta di violare impunemente la legge e di calpestare il lavoratore.

In particolare, oltre a pretendere che lo Stato, in tutti i suoi organi, faccia il suo dovere (ne ha i mezzi), colpendo rigorosamente e prevenendo l’azione eversiva, il teppismo, lo squadrismo che anche quando si maschera di rivoluzionario è sempre reazionario e fascista, costruire veramente una più forte e concreta barriera contro i tentativi fascisti, o o anche moderati che abbia forza di massa e autorità politica e morale. Questa barriera si costruisce anche con l’unità sindacale. Stupisce che Sartori possa pensare che l’impegno antifascista possa prescindere dall’unità sindacale.

In piazza, contro il fascismo no c’è il sindacato libero dei lavoratori, ma ci sono milioni e milioni di lavoratori guidati dai sindacati, ci sono milioni di studenti, di contadini e grandi masse del popolo italiano.

La battaglia per l’unità sindacale è battaglia contro il fascismo, per la democrazia: chi non vuole l’unità oggettivamente non aiuta l’antifascismo, la difesa e lo sviluppo della Democrazia.

Nel 30° dalla Liberazione vogliamo salutare, poi, la vittoria del popolo vietnamita che, dopo 30 anni di guerra, di sofferenze immani, oggi è libero. Un popolo di contadini, tenace, unito, che ha saputo fermare e sconfiggere la più grande potenza economica e militare del mondo. Quella del popolo vietnamita è anche una nostra vittoria: è la vittoria di chi si sente impegnato nella trincea della democrazia e della libertà. E’ la certezza che in Italia, con la lotta, con l’unità, non solo che l’eversione fascista sarà sconfitta, ma nuovi passi avanti saranno fatti sulla strada della Democrazia e del rinnovamento della società.

 

Data documento: 
Venerdì, 25 Aprile 1975
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